Manuale speleologico
Recensione
Alcuni anni or sono che le mie critiche alla parte tecnica del Manuale di Speleologia SSI mi procurarono l'incarico di curatore della stessa in vista della riedizione.
Mi misi al lavoro con alcuni obiettivi: essere sintetico, puntare a dare delle nozioni generali più che degli insegnamenti, indicare più le cose sbagliate da evitare che quelle giuste, usare solo la mia esperienza diretta, personale. Quest'ultimo punto è importante: mi rende sicuro che tutto ciò che scrivo è, se non la cosa migliore, certo una cosa sensata; inoltre, evita di leggere scritti tecnici che annoiano mortalmente.
Scrissi dunque delle tecniche speleologiche di mia esperienza e le diedi da stampare. Ma, ahimè, non se ne fece nulla. Nel frattempo il Gruppo Speleologico Piemontese aveva deciso di realizzare delle dispense. Coniugai quest'intento con il desiderio di pubblicare il mio lavoro. Eccone il frutto.
Le dispense hanno funzionato, sono esaurite e nel frattempo io ho:
Ed allora ho:
Ho cercato accuratamente di evitare la tendenza naturale, tipica di questi casi, verso l'enciclopedismo, l'elencare TUTTE le tecniche abissali e mi sono limitato a quelle che ha senso insegnare per iscritto a chi si sta avvicinando alla speleologia più ardua, escludendo così le centomila varianti dei Prusik, tediosi dettagli sugli artificiali ad interminabili elenchi di situazioni diverse possibili.
Ho pure escluso argomenti eccessivamente nuovi e specializzati, quali l'uso ipogeo del trapano o quello degli Spitfix. Con cura, poi, ho tenuto fuori di queste pagine le manovre di recupero di feriti: sono troppo difficili e pericolose per ammetterne un insegnamento che non sia esauriente. Chi è interessato si rivolga alla sua Delegazione CNSA.
Ho infine escluso le foto come mezzo per chiarire dettagli del testo. La mia impressione è che una foto sia troppo piena di informazioni e disperda il discorso mentre con le figure ci si può concentrare sul dettaglio. Le foto inserite sono dunque riassuntive del discorso, mostrano l'ambiente e le condizioni operative reali. Per questo sono rigorosamente realizzate in azione e didascalizzate in modo da richiamare l'attenzione del lettore su qualche particolare tecnica. Vedrete come quella stessa tecnica non sempre è ciò che interessa i soggetti delle foto. Per loro quel dettaglio (il discensore, lo spit, etc. ) è solo uno dei mezzi per essere lì dove sono nell'istante della foto. La tecnica speleologica è un banale mezzo per andare in grotta: deve essere conosciuta a fondo ma non è "la speleologia" che invece è colta in alcune sue manifestazioni nelle foto di questo testo.
Ho mantenuto e rinsaldato la convinzione che le tecniche speleologiche non hanno ancora raggiunto l'Assoluto e che ogni insegnamento dovrebbe tener conto di questa considerazione. Alcune cose vanno bene in alcune situazioni e altre in altre. Ho mantenuto e rinsaldato la convinzione che in una tecnica più della sua effettiva funzionalità conta il CONOSCERLA A FONDO, con pregi e difetti. Ho mantenuto e rinsaldato la convinzione che l'unica tecnica importante sia quella dell'equilibrio con l'ambiente sotterraneo: senza fughe, orrori, vittorie e sconfitte, record. Imparare e conoscersi fino sentirsi a casa propria, bagnati, stanchi, infangati, affamati e infreddoliti a grandi profondità, contenti. A quel punto la speleologia vale veramente la pena di essere vissuta.
Giovanni BADINO - Autore del libro
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Ultima modifica:
26-Marzo-2007