Cavità artificiali

La speleologia in cavità artificiali rivolge il suo interesse agli ambienti sotterranei realizzati dall’uomo nel suo lungo progredire verso le forme attuali di civilizzazione.

Lo speleologo penetra negli ipogei antropici con lo stesso spirito di scoperta dell’ignoto che lo spinge ad entrare nelle grotte create dalla Natura, ma invece di ascoltare il sussurro dell’acqua e l’eco di ere antichissime rivolge la sua attenzione all’ingegnosa e sofferta attività delle passate generazioni umane.

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In Piemonte tutte le tipologie delle cavità artificiali sono ampiamente rappresentate.

Gli ipogei più rappresentativi i Piemonte fanno riferimento alle opere militari che dal 1600 fino alla seconda guerra mondiale scandiscono le vicende storiche del territorio: forti, bastioni, gallerie e camminamenti, gallerie di mina e contromina, postazioni di sparo, fortificazioni in caverna e anche i rifugi antiaerei delle città.

Delle grandi opere idrauliche dell’antichità restano tracce in alcuni acquedotti, come ad Aqui Terme (AL) o a Pollenzo (CN), ma dal medioevo al 1800 siti significativi si trovano in numerosi pozzi, cisterne e ghiacciaie.

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Di ipogei riferiti ad insediamenti civili se ne trovano sulle montagne in grotte e ripari sottoroccia (le “balme”), insediamenti abitativi stanziali o temporanei spesso legati per lo più ad attività agro-pastorali ed utilizzati in varie epoche storiche (dal neolitico, come a Chiomonte (TO) e Aisone (CN), fino ad oggi), e in particolare nelle aree collinari (Monferrato e Langhe) con cantine, ricoveri e veri e propri insediamenti abitativi.

Numerose sono le miniere. Anche se non si trattò quasi mai di grandi giacimenti, tutte hanno lasciato una traccia nella storia del territorio e della popolazione fatta di vita, di speranze e di tragedie.

Il lavoro di miniera in Piemonte è stato prevalentemente un ripiego ed una integrazione rispetto alle consuete attività agricole e pastorali, almeno fino all’800.

La Val Sesia e la Val d’Ossola erano particolarmente ricche di minerali e in particolar modo l’oro sui versanti del monte Rosa, l’unico luogo in Italia dove se ne avesse una certa produzione (miniera di Pestarena).

A Lurisia, in provincia di Cuneo, si trovava un importante giacimento di uranio che fu visitato da madame Curie.

In val Chisone e Germanasca, nel pinerolese, c’erano i giacimenti più importanti di talco e grafite e la miniera di rame del Beth, a 2400 metri di altitudine, chiusa nel 1910 in seguito ad una tragica valanga.

Nelle valli di Lanzo e del Canavese si concentrarono le miniere più importanti del Piemonte, quelle del ferro, di Traverselle e Brosso, e quella dell’amianto di Balangero.

La sacralità del sottosuolo che si esprime nelle opere di culto e di sepoltura la si incontra comunemente nelle cripte delle chiese o più particolarmente in ipogei nella roccia collegati alla vita di santi ed eremiti, o in rari siti archeologici come a Briaglia (CN).

Un'altra tipologia di cavità artificiali è quella delle gallerie abbandonate. Si sente raccontare un po’ ovunque dei cunicoli di transito fra castelli, palazzi e chiese, a Torino come in molte altre cittadine dove realtà e leggenda si mescolano, ma tracce di storia sono più facili da individuare in vere e proprie gallerie, spazi sotterranei strettamente legati al territorio come per esempio il cosiddetto “buco del Viso”, il primo vero traforo delle Alpi scavato sulla fine del 1400 a 2882 metri di altitudine.

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Coordinatore Cavità Artificiali per il Piemonte

Fabrizio Milla

Fabrizio.fabus@libero.it

Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi
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