Speleo Club Saluzzo F. Costa

logo dello Speleo Club Saluzzo

A volte ritornano… è il caso del glorioso e più che centenario Speleo Club F. Costa – Saluzzo (SCS), le prime notizie del quale risalgono all’inizio del Novecento, quando il gruppo Mi e ti Monvis, coordinato dal Prof. Francesco Costa, esplorò e documentò sistematicamente le grotte delle valli saluzzesi. Nello stesso periodo, con l’aiuto delle guide Perotti, venne attrezzato con una serie di scale in legno e di vertiginosi terrazzini il salone del Pissai nella Grotta di Rio Martino in alta Valle Po, permettendo un’agevole accesso al ramo superiore della cavità. Dopo la scomparsa del Prof. Costa, che morì in un lager nazista, l’attività speleologica della Sezione di Saluzzo del CAI riprese negli anni ’60 grazie ad uno sparuto ma determinato gruppo di giovani, che si dedicarono all’esplorazione di numerose grotte piemontesi e liguri insieme ad altri speleologi di Cuneo e del Gruppo Speleologico Piemontese (GSP) di Torino.

Nel 1962 fu condotta, in collaborazione con alcuni istituti universitari, una ricerca che consistette nella permanenza prolungata di alcune persone in ambiente ipogeo, in condizioni di totale isolamento spazio-temporale. L’anno seguente un team composto da speleologi e ricercatori coordinati dal Prof. Silvano Maletto condusse un’esplorazione nel sistema carsico più importante della valle Po, i cui risultati esplorativi e scientifici furono pubblicati nel volumeRio Martino. Successivamente l’attività speleologica del gruppo, che nel frattempo era stato intitolato a Francesco Costa, interessò alcune grotte situate al di fuori del Piemonte, nelle Alpi Francesi, nei Pirenei, nel Massiccio del Gran Sasso e nel Carso Triestino. Infine, le ultime notizie di attività speleologica saluzzese risalgono agli anni ’70, quando furono organizzati alcuni corsi di avvicinamento alla speleologia e condotte le ultime esplorazioni nel Mongioie e nelle Alpi Apuane (Antro Corchia).

Recentemente il sogno di ricostituire lo SCS si è realizzato grazie all’impegno ed all’entusiasmo di un gruppo di frequentatori del mondo sotterraneo provenienti da vari gruppi ed al sostegno, anche finanziario, della Sezione CAI – Monviso di Saluzzo.

 

Nel nuovo SCS tante storie individuali, che si erano già intrecciate in passato, si incontrano diventando fili di un’unica trama, senza però perdere lo spirito che anima i rifondatori del gruppo, un po’ romantici e ribelli, allergici alla burocrazia ed alla politica. Tuttora lo SCS non ha un presidente ma solo un padre nobile (Carlo Curti); non ci sono cariche, commissioni ma si è tutti uguali, dal veterano all’ultimo arrivato poiché la condivisione di valori come l’amicizia, lo spirito di sacrificio, la solidarietà, l’amore per la natura e la passione per la speleologia contano più delle cariche e delle patacche. Il prestigio individuale si guadagna sul campo, al fondo di Rio Martino, nelle remote zone esplorative dell’abisso 6C, del Bacardi, dell’Artesinera, dello Scarasson. Esplorazione, dunque, ma non solo: divulgazione, insegnamento della pratica speleologica, tutela dell’ambiente carsico, spirito di avventura, condivisione di valori, difficoltà, esperienze di vita… tutto questo, e molto di più, è il nuovo SCS.

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Collaborazione, ricerca, esplorazione.